Ti trovi in:

Home » Territorio » Luoghi e punti di interesse » Cosa puoi visitare » Ecomuseo dell’Argentario

Menu di navigazione

Territorio

Ecomuseo dell’Argentario

di Mercoledì, 21 Maggio 2014
logo ecomuseo

L’Ecomuseo dell’Argentario inizia ufficialmente la propria attività, grazie al riconoscimento da parte della giunta provinciale del 26 agosto 2005, promosso e sostenuto in questi anni dall’Associazione Ecomuseo attraverso la propria azione sul territorio, con lo scopo precipuo di far conoscere questo legame tra il passato sopra accennato, il presente ed il futuro. 

L’Ecomuseo racchiude al suo interno un territorio fortemente antropizzato, largamente modificato dall’attività dell’uomo sin da tempi antichissimi. 
L’attività estrattiva praticata sull’altipiano già in epoca romana, proseguita in epoca medievale con le miniere di galena argentifera ricchissime di argento sino al punto di far ottenere alla città di Trento l’autorizzazione a batterie moneta propria e della barite per l’ottenimento della calce, sino a giungere ai giorni nostri con l’estrazione del Porfido, ha prodotto modificazioni significative che rendono la zona unica a livello provinciale sia dal punto di vista ambientale che economico. 
Ad essa si affiancano le numerose e importantissime testimonianze storiche e preistoriche quali i siti archeologici come Riparo Gaban, la traccia del passaggio della Via Claudia Augusta, le tombe longobarde e la chiesa dell’Assunta di Civezzano, il recentissimo ritrovamento presso Gardolo di Mezzo, il Castello di Roccabruna a Fornace, i resti delle fortificazioni Austroungariche poste a difesa della città nel corso del primo conflitto mondiale. Oltre ovviamente a siti di particolare interesse naturalistico come i biotopi “Le Grave” e “Monte Barco”, con la presenza di zone umide caratterizzate da specie floristiche e faunistiche rare e rarissime. 
L’esistenza dell’Ecomuseo forse per la prima volta nel contesto provinciale, nasce dalla spinta e dall’impegno della popolazione, che già da parecchi anni opera attraverso le associazioni per la tutela e la valorizzazione di un patrimonio di indiscutibile valore per la comunità, quale è l’altipiano dell’argentario. 
Proprio in quest’ottica l’ecomuseo si configura come patto con la comunità; una assunzione di responsabilità che non implica necessariamente vincoli di legge tra le amministrazioni locali e la popolazione, finalizzato al mantenimento e potenziamento di valori culturali, storici, ambientali e sociali unici e irripetibili per le loro caratteristiche. 
L’Ecomuseo si pone di fatto come elemento unificatore delle diverse realtà presenti, come punto di riferimento territoriale, come risorsa per la popolazione, le associazioni e le attività economiche sia da un punto di vista promozionale dei numerosi eventi organizzati dalla comunità, sia come momento propositivo di nuovi eventi e manifestazioni di interesse locale. 
Il mantenimento e l’incentivo delle attività realizzate sul territorio, costituisce una ricchezza dal punto di vista sociale e culturale, in quanto veicoli di trasmissione delle tradizioni e delle antiche conoscenze. 
Ecomuseo dunque come strumento a disposizione della comunità per la cura e l’incentivo delle peculiarità uniche dell’altipiano dell’Argentario.

L'attività mineraria nel Monte Calisio (nel secolo XII – XVI)

Il suo nome antico era “Argentario”, mutando poi in “Caligsberg” ossia “monte calvo”, dai minatori tedeschi. La tradizione vuole che in queste miniere si lavorasse l'estrazione già in epoca romana, le miniere erano dislocate principalmente nel pianoro quadrilatero del Calisio avente agli angoli centri di Lavis, Fornace, Civezzano, Meano, ma si spingevano anche a nord verso Pressano e Faedo e a sud fino a Roncogno e a San Bartolomeo. 
Sostenitore di questa tesi è Perini, un esperto in statistica, che riporta la citazione di un frate del 1250 che parla dell'etimologia di Trento, deriva da tre monti, di cui due ricchi di boschi e pascoli, mentre il terzo, quello settentrionale si cavano vene d'argento. 
D'altra parte se veramente il paese di Fornace, dove tuttora si vedono numerosi depositi di scorie, deriva il suo nome dal terreno argilloso e dalla presenza di forni per la cottura di mattoni, la sua menzione nel placito dell'845 fa proprio pensare che le fornaci e presumibilmente miniere per la fusione dell'argento, fossero conosciute già dai romani e forse sfruttate anche dai Longobardi. 
Purtroppo notizie certe ci giungono solo dalla seconda metà del XII secolo, ma già al tempo l'estrazione giocava un ruolo fondamentale nello sviluppo economico e commerciale della città di Trento, favorendo il compensamento della sottoproduzione di cereali del principato e allo stesso tempo lo sviluppo di una moneta forte. 
Il massimo splendore delle miniere del Calisio coincide col principato del vescovo Federico Wanga (1207 – 1218), il quale fece giungere dalla Germania molti minatori soprannominati “Canopi”, esperti nell'antica e preziosa tecnica. Per interessamento del vescovo venne inoltre compilato il più antico statuto minerario d'Europa. 
Lo sfruttamento delle miniere argentifere del Calisio durò ininterrottamente fino al principio del 1500.

Tipologia
Posizione GPS
Questionario di valutazione
E' stata utile la consultazione della pagina?
E' stato facile trovare la pagina?

Inserisci il codice di sicurezza che vedi nell'immagine per proteggere il sito dallo spam