Gnomo
Brontolo:
salve,
io sono Brontolo. Spero che leggendo quanto segue, almeno voi non
brontoliate. La mia storia è comune a quella di tutti gli
alberi di questo bel bosco,nati i più da un soffio di vento. I
miei rami nodosi hanno visto innumerevoli albe e tramonti avvolti
nella quiete di questi posti. Le radici hanno ricevuto il nutrimento
dalla generosa madre terra ed ho riposato per lunghi inverni, sotto
il manto incantato di un bianco gelato. Rispetto a tanti altri io mi
considero fortunato perchè qualcuno mi ha immortalato, cosi
dalla natura non mi sentirò mai separato.
“Ama
la natura, vedrai la natura ti amerà”
Gnomo
Monte Piano.
C'era
una volta un bellissimo abete, molto alto. Svettava nel cielo con i
suoi 34 metri e con la sua folta chioma dominava assieme a molti
altri l'intera piana. Un brutto giorno un forte temporale si abbattè
su tutta la vallata ed un fulmine colpi' questo albero, quasi
ottantenne e lo squarciò per ben 12 metri. La pianta era
destinata a morire. Il boscaiolo, nel momento del taglio, decise di
far rivivere la pianta, scolpendo uno gnomo.
“Chiudi
gli occhi, pensa dolcemente ad un desiderio, vedrai che lo gnomo di
Monte Piano lo realizzerà”
Lago di S. Colomba.
La
tradizione mineraria e la presenza di un elemento magico quale l'
acqua non hanno potuto che portare alla nascita di una nota leggenda.
Al
posto dell'attuale lago un tempo si estendevano ampi pascoli sui
quali molti pastori conducevano i loro animali. Ad un mite e
caritatevole pastorello uno gnomo confidò il segreto delle
ricchezze sepolte sotto l'altopiano del Monte Calisio, tuttavia
promise un terribile castigo a chi si sarebbe lasciato trascinare
dall'avidità. Il pastorello comunicò la bella notizia
alla famiglia e ai paesani, così ebbe inizio lo sfruttamento
minerario. Il paesino sorto nel frattempo si popolò tuttavia
di abitanti sempre più avidi ed egoisti; una malaugurata sera
rifiutarono anche un misero giaciglio ad uno strano mendicante. Il
povero uomo fu infine accolto solo da una vecchia vedova e così,
per dimostrarle la sua riconoscenza, le consigliò quella notte
di non affacciarsi alle finestre, qualsiasi cosa fosse accaduto. La
vecchina obbedì e solo al mattino aprì le imposte,
scoprendo con stupore che il paese era stato sommerso da un bel lago.
Si
dice che in giornate particolari si possano avvistare ancora sul
fondo le sinistre macerie del paese, nonché il curato con il
breviario in mano.
Qui finisce la leggenda del lago di Santa Colomba ed inizia la realtà: un tempo chiamato anche
Santo, il lago si trova nel settore orientale del monte Calisio, a q. 925.
frequentata meta di escursioni domenicali era oggetto di attenzione
fin dallo scorso secolo.
Numerose
comitive di gitanti erano disposti a raggiungerlo anche partendo a
piedi da Trento. Il lago, studiato nel 1898 da Cesare Battisti e
compagni, raggiunge i 9 metri di profondità e copre una
superficie di 21.800 mq; la sua origine è da ricondurre alla
tettonica, infatti si trova esattamente a cavallo di una grossa
faglia che ha posto a contatto fra loro le rocce sedimentarie del
Permo-Werfen (sponda orientale) con le più antiche ignibriti
permiane (sponda occidentale).
Non
possiede immissari né evidentemente emissari e la circolazione
delle sue acque sembra essere assicurata da polle subacquee
provenienti attraverso le numerose fessure presenti nel rigido banco
di rocce vulcaniche. Durante l'inverno la superficie può
congelarsi completamente e se lo spessore che se ne misura è
sufficiente, lo si può utilizzare come campo naturale da
pattinaggio.
Sulla
sua sponda occidentale sorgeva un tempo solo un modesto edificio, via
via ingrandito per tenere il passo con le mutate esigenze turistiche
di mercato. Oggi, al posto del vecchio rifugetto sorge un grande e
frequentato albergo. Il lago può essere raggiunto anche
tramite strada asfaltata da Albiano o da Civezzano - Torchio – S.
Agnese.
Il
pozzo dei condannati
Sulla
soffitta dell'ala di mattina la gente indica un foro che scende fino
alle cantine (si tratta in realtà di un camino). La tradizione
popolare narra che una botola chiudeva il foro-trabocchetto: si
spalancava sotto i piedi dei condannati che precipitavano nel vuoto,
andando a sfracellarsi sulla roccia dei sotterranei.
Il
fantasma di Ortari
Lo spirito dell'”eroe Ortari” appariva in certe notti sugli
spalti del castello. Si tratta probabilmente di una leggenda a sfondo
erudito, derivata dal racconto popolare dei fantasmi di castellani
condannati a tornare sul luogo dei loro misfatti in talune notti
dell'anno.