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L'attività
mineraria nel monte Calisio
(nel secolo XII – XVI)
Il
suo nome antico era “Argentario”, mutando poi in
“Caligsberg”
ossia “monte calvo”, dai minatori tedeschi. La
tradizione vuole
che in queste miniere si lavorasse l'estrazione già in epoca
romana, le miniere erano dislocate principalmente nel pianoro
quadrilatero del Calisio avente agli angoli centri di Lavis, Fornace,
Civezzano, Meano, ma si spingevano anche a nord verso Pressano e
Faedo e a sud fino a Roncogno e a San Bartolomeo.
Sostenitore
di questa tesi è Perini, un esperto in statistica, che
riporta
la citazione di un frate del 1250 che parla dell'etimologia di
Trento, deriva da tre monti, di cui due ricchi di boschi e pascoli,
mentre il terzo, quello settentrionale si cavano vene d'argento.
D'altra
parte se veramente il paese di Fornace, dove tuttora si vedono
numerosi depositi di scorie, deriva il suo nome dal terreno argilloso
e dalla presenza di forni per la cottura di mattoni, la sua menzione
nel placito dell'845 fa proprio pensare che le fornaci e
presumibilmente miniere per la fusione dell'argento, fossero
conosciute già dai romani e forse sfruttate anche dai
Longobardi.
Purtroppo
notizie certe ci giungono solo dalla seconda metà del XII
secolo, ma già al tempo l'estrazione giocava un ruolo
fondamentale nello sviluppo economico e commerciale della
città
di Trento, favorendo il compensamento della sottoproduzione di
cereali del principato e allo stesso tempo lo sviluppo di una moneta
forte.
Il
massimo splendore delle miniere del Calisio coincide col principato
del vescovo Federico Wanga (1207 – 1218), il quale fece
giungere
dalla Germania molti minatori soprannominati
“Canopi”, esperti
nell'antica e preziosa tecnica. Per interessamento del vescovo venne
inoltre compilato il più antico statuto minerario d'Europa.
Lo
sfruttamento delle miniere argentifere del Calisio durò
ininterrottamente fino al principio del 1500.

L’Ecomuseo
dell’Argentario inizia ufficialmente la propria
attività,
grazie al riconoscimento da parte della giunta provinciale del 26
agosto 2005, promosso e sostenuto in questi anni
dall’Associazione
Ecomuseo attraverso la propria azione sul territorio, con lo scopo
precipuo di far conoscere questo legame tra il passato sopra
accennato, il presente ed il futuro.
L’Ecomuseo
racchiude al suo interno un territorio fortemente antropizzato,
largamente modificato dall’attività
dell’uomo sin da tempi
antichissimi.
L’attività
estrattiva praticata sull’altipiano già in epoca
romana,
proseguita in epoca medievale con le miniere di galena argentifera
ricchissime di argento sino al punto di far ottenere alla
città
di Trento l’autorizzazione a batterie moneta propria e della
barite
per l’ottenimento della calce, sino a giungere ai giorni
nostri con
l’estrazione del Porfido, ha prodotto modificazioni
significative
che rendono la zona unica a livello provinciale sia dal punto di
vista ambientale che economico.
Ad
essa si affiancano le numerose e importantissime testimonianze
storiche e preistoriche quali i siti archeologici come Riparo Gaban,
la traccia del passaggio della Via Claudia Augusta, le tombe
longobarde e la chiesa dell’Assunta di Civezzano, il
recentissimo
ritrovamento presso Gardolo di Mezzo, il Castello di Roccabruna a
Fornace, i resti delle fortificazioni Austroungariche poste a difesa
della città nel corso del primo conflitto mondiale. Oltre
ovviamente a siti di particolare interesse naturalistico come i
biotopi “Le Grave” e “Monte
Barco”, con la presenza di zone
umide caratterizzate da specie floristiche e faunistiche rare e
rarissime.
L’esistenza
dell’Ecomuseo forse per la prima volta nel contesto
provinciale,
nasce dalla spinta e dall’impegno della popolazione, che
già
da parecchi anni opera attraverso le associazioni per la tutela e la
valorizzazione di un patrimonio di indiscutibile valore per la
comunità, quale è l’altipiano
dell’argentario.
Proprio
in quest’ottica l’ecomuseo si configura come patto
con la
comunità; una assunzione di responsabilità che
non
implica necessariamente vincoli di legge tra le amministrazioni
locali e la popolazione, finalizzato al mantenimento e potenziamento
di valori culturali, storici, ambientali e sociali unici e
irripetibili per le loro caratteristiche.
L’Ecomuseo
si pone di fatto come elemento unificatore delle diverse
realtà
presenti, come punto di riferimento territoriale, come risorsa per la
popolazione, le associazioni e le attività economiche sia da
un punto di vista promozionale dei numerosi eventi organizzati dalla
comunità, sia come momento propositivo di nuovi eventi e
manifestazioni di interesse locale.
Il
mantenimento e l’incentivo delle attività
realizzate sul
territorio, costituisce una ricchezza dal punto di vista sociale e
culturale, in quanto veicoli di trasmissione delle tradizioni e delle
antiche conoscenze.
Ecomuseo
dunque come strumento a disposizione della comunità per la
cura e l’incentivo delle peculiarità uniche
dell’altipiano
dell’Argentario.
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