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Porfido

di Giovedì, 20 Marzo 2014
Immagine decorativa

Il porfido costituisce un tipo particolare di roccia vulcanica appartenente alla cosiddetta “piattaforma porfirica atesina”, enorme complesso di rocce vulcaniche che si estende nella regione Trentino Alto Adige. Queste rocce, estremamente varie e differenziate, sia come composizione chimica che come modalità di formazione, sono conseguenza di un'intensa attività vulcanica, sviluppatasi con eruzioni lineari attraverso numerose fratture, iniziata 260 milioni di anni fa, nel Permiano inferiore, e proseguita per parecchi milioni di anni con un continuo ripetersi di fasi eruttive e fasi di stasi.

Fra le varie modalità di deposizione di queste rocce particolare importanza assumono le cosidette ignimbriti, in quanto sono queste che hanno dato origine al “porfido”.
Si tratta di colate di miscele liquide – gassose con spessori variabili generalmente da 5 a 20 metri e con un chimismo abbastanza costante, fino a costituire la cosiddetta unità ignimbritica, che raggiunse centinaia di metri di spessore.
Il porfido attualmente coltivato è limitato ad una di queste unità ignimbritiche (classificata come ignimbrite riolitica), caratterizzata da fessurazione verticale e da frattura di percussione molto nette, indispensabili per la lavorazione del “porfido”; lo spessore coltivabile, data la mancata lastrificazione, è di circa 100 – 200  metri.

L’attività estrattiva costituisce un comparto di una certa rilevanza nella provincia di Trento sia sotto il profilo territoriale che sotto il profilo economico.
In particolare nella Bassa Val di Cembra e sull’altopiano di Piné, la presenza di giacimenti di porfido ha favorito la nascita di un’intensa attività di estrazione e lavorazione di questo materiale e portato allo sviluppo di un seppur informale distretto economico di tipo primario.
Grazie all’evoluzione delle tecniche di escavazione, al passaggio da metodi di lavorazione di tipo artigianale ad altri di tipo industriale ed a una concomitante espansione del mercato, questo settore negli ultimi trent’anni ha evidenziato un progressivo aumento della produzione e dell’occupazione, imponendosi come modello economico locale, in grado di avere forti ripercussioni sulla zona, quali la sostituzione delle tradizionali attività produttive, un freno al fenomeno dell’esodo delle forze lavoro e non, e il rilancio dell’economia dell’intera zona.
La forte crescita e l’accentuata espansione di questa attività ha evidenziato molteplici ed importanti riflessi, tanto di ordine economico, quanto di ordine sociale ed ambientale.

La conoscenza del porfido è di antica data; infatti fin da epoca romana il porfido rosso (così definito a causa del suo color rosso porpora) assunse un ruolo di grande prestigio e dignità regale, tanto da definire “porfirogenito” il figlio dell'imperatore, che per motivi beneaugurali doveva nascere in una stanza completamente rivestita di questa pietra. Fino al 500 d.C. proveniva quasi esclusivamente da cave situate nel deserto egiziano e veniva impiegato per costruire e rivestire i monumenti più importanti dell'Impero Romano.
Richiami frequenti si presentano in epoca rinascimentale perchè la durezza della pietra mise a dura prova gli strumenti degli scultori, compresi maestri del calibro di Leon Battista Alberto e di Michelangelo Buonarroti.

Già nel 1579 dai “Capitoli Addizionali”agli “Statuti della comunità di Pinè” si rivela una precoce valenza pubblica ed economica del porfido, allo stesso modo alcune controversie tra Conte del Tirolo e Principe Vescovo di Trento sottolineano il crescente interesse per questa “vil materia”. Si registrava infatti la presenza di diverse cave in località S. Mauro, dalle quali si estraeva materiale da impiegare “nella copertura dei fabbricati; le laste più grandi si mettono di preferenza nei pavimenti”.
In Trentino, dunque, il porfido venne dapprima utilizzato come pietra da costruzione ed in seguito quale manto di coperture di tetti degli edifici, impiegando lastre grossolanamente lavorate di spessore sottile; la pavimentazione di cucine, “are” ed aie avvenne in un momento successivo e contemporaneamente si iniziarono a posare le principali strade con ciottoli e pietre di porfido, fino a costruire ottimi selciati.
Un'occasione per estendere l'utilizzo del porfido fu senz'altro la costruzione della strada Gardolo – Albiano – Lases nei primi anni del 1900; in questi lavori si misero in luce lastroni di porfido in vario spessore, che vennero utilizzati per la creazione di muri di sostegno, cordonate e paracarri.

La prima concessione di una cava avvenne nel comune di Albiano nel 1911 e fu ottenuta da Giuseppe Cognola; dopo la prima guerra mondiale riprese l'attività di estrazione in maniera sporadica nelle zone di Fornace e di Albiano dove gli ingegneri Tschurtschenthaler e Brandolani ottennero concessioni per iniziare lo sfruttamento in maniera più estesa. Ben presto altre aziende e cooperative li seguirono sempre nei comuni di Albiano, Fornace e Pinè tramite concessioni di escavazione e lavorazione.
Il ciclo di produzione avveniva in tre fasi abbastanza ben distinte: il distacco dalla parete (abbattimento), la prima selezione ed il trasporto (cernita), ed infine la lavorazione. Tutto il processo si sviluppava artigianalmente, dall'estrazione a cielo aperto e senza esplosivo, alla lavorazione, su banchi di pietra dove si posava il materiale che, operando con mazze, scalpelli e mazzette di ferro, veniva trasformato in cubetti, binderi e piastrelle.

I primi progressi tecnologici risalgono agli anni Trenta, soprattutto per il trasporto grazie all'avvento dei primi camion, inoltre si introdussero i primi sistemi esplosivi con la tecnica della “mina a fornello”(stol).
Il “stol” consisteva nel praticare ai piedi del fronte cava una galleria molto stretta e bassa, lunga circa 10 metri (diretta), in fondo alla quale ad angolo retto partivano due traverse (cianche), al termine delle quali veniva formato un pozzetto in cui era posto l'esplosivo. Questa tecnica permetteva di abbattere un volume di roccia maggiore.

Fino ai primi anni Sessanta la maggior parte delle ditte appartenevano a società extra – provinciali, ma la crescente importanza di questo settore spinse le amministrazioni cumunali a preferire, a scadenza dei contratti di concessione in orgine stipulati, cooperative e ditte locali.
In questa fase storica, che va dalla fine degli anni sessanta fino agli anni ottanta, avviene il superamento del fenomeno cooperativistico, che aveva contraddistinto il periodo precedente e si assiste alla nascita di tante imprese individuali e di società costituite da operatori locali.
In questo periodo, inoltre, si è assistito al secondo progresso tecnologico con l'introduzione di pale meccaniche, camions, martelli pneumatici ecc. fino a giungere, negli anni Settanta, al costante utilizzo delle macchine di taglio meccanico dei cubetti e delle piastrelle. Anche il metodo delle mine a fornello venne sostituito con la tecnica delle mine piane. Si è di fronte al più significativo espandersi di questo settore.

Dagli anni Ottanta in poi le imprese si sono ulteriormente rinnovate attrezzando moderni laboratori per la produzione di prodotti finiti a più alto valore aggiunto, ampliando notevolmente la gamma dell'offerta.
Nascono così accanto all'azienda produttiva delle vere e proprie strutture di sostegno, i Consorzi, che svolgono funzioni di primaria importanza come la regolazione della domanda – offerta, il contributo all'informazione, alla promozione e all'assistenza.

In Trentino la coltivazione del porfido, che in partenza era attività di tipo artigianale e subordinata all’attività agricola, cui costituiva semplice forma d’integrazione, ha costituito un volano di crescita inesauribile, tanto dal punto di vista sociale, quanto da quello economico per tutte le comunità di riferimento. La forma industriale, che caratterizza il nostro tempo, ha in breve imposto il settore del porfido come modello economico in grado di sostituire le tradizionali attività economiche, arginando la fuga delle forze lavoro dalla valle verso la città e dando un nuovo impulso ed una nuova impostazione all’economia dell’intera zona.

“Lo terzo, che di sopra s’ammassiccia,
porfido mi parea si fiammeggiante,
come sangue che fuor di vena spiccia”.
(Dante nel Purgatorio della Divina Commedia)